La Terra (e)strema al Bartleby Autogestito
“…terra che non lascia scampo, fruttuosa, che arricchisce, che può lasciare morti di fame, rendere schiavi, assassinare. Terra che rispecchia la struttura di una società in bilico tra benessere ed estrema povertà, tra accesso all’universo conosciuto e ignoranza del proprio cortile, dove sempre più forte è il rischio della catastrofe che accade nella situazione di più ovvia normalità. Questa è una terra estrema che non è soltanto Sicilia, è un territorio che strema, che non è solo materiale…”
Domani, v
enerdì 21 maggio alle 19, sarà proiettato al Bartleby Autogestito il documentario La terra (e)strema, curato da Enrico Montalbano, Angela Giardina e Ilaria Sposito.
La storia si snoda dall’est all’ovest della Sicilia, sui territori delle grandi raccolte stagionali che vedono come protagonisti grandi centri agricoli come i comuni di Alcamo, di Siracusa (con il borgo di Cassibile), Pachino, Vittoria, Campobello di Mazara.
Subito si coglie il riferimento nel titolo al capolavoro neorealista di Luchino Visconti La terra trema, a sua volta ispirato al caposaldo letterario del Verismo italiano “I malavoglia” di Giovanni Verga. Non è un semplice riferimento, ma una specie di triste remake: come la famiglia Valastro vive poveramente di pesca, attività controllata da grossisti senza scrupoli che abusano di loro, così i nuovi braccianti – spesso stranieri – vengono sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane.
L’idea del film La Terra (e)strema nasce dall’ennesimo sopruso perpetrato nelle campagne, come quelli che tutt’ora si ripetono ad Alcamo per la raccolta dell’uva. E’ la voglia di raccontare campo dopo campo le storie di nuovi nomadi, i nuovi braccianti, che da una stagione all’altra si muovono attraverso il Sud Italia. Un Sud che fa da mappa e calendario a migliaia di migranti, che si spostano per raccogliere il minimo per la sopravvivenza, tra lavoro grigio e lavoro nero: in inverno in Calabria, in primavera in Sicilia, in estate in Campania e in Puglia, e di nuovo a settembre in Sicilia. In un sud che non solo è terra di frontiera con i suoi CIE e CARA, ma che diventa campo d’internamento a cielo aperto e senza filo spinato per chi in quelle condizioni vive, lavora e a volte muore.
E’ un racconto delle campagne e dei soggetti che fanno parte del sistema agricolo: il piccolo produttore che diviene bracciante di se stesso, e il bracciante straniero che lavora per due soldi, nella maggior parte dei casi senza contratto, senza casa, e costretto a ripiegare su di un sistema di accoglienza ambiguo e simulatore. La dura giornata di lavoro dei raccoglitori stagionali che inizia all’alba e finisce al tramonto, si inserisce all’interno del quadro complesso della trasformazione del lavoro in agricoltura, in un sistema economico che piega i piccoli coltivatori, sfrutta i lavoratori stagionali e che, come nella migliore delle tradizioni, rende le grandi imprese sempre più irraggiungibili sul piano della competizione.
Dopo la proiezione seguirà un dibattito con Alessandra Sciurba, autrice del libro “Campi di Forza” e attivista della rete Tuttiidirittipertutti, e Alfonso De Vito, membro del collettivo antirazzista Napoli Internescional.
Bartleby Autogestito
Via San Petronio Vecchio 30/a
Ore 19.00. Ingresso libero


