“…dei bambini non si sa niente!”



Dritto per cinque minuti dentro i campi, poi ancora dritto, seguendo il fosso, tra le ortiche, i fiori gialli e viola, gli insetti. Dentro il fosso con le rane, sempre dritto, fino in fondo. Col granturco che si muove appena sotto il vento, altissimo. Ancora qualche settimana, forse qualche giorno, poi lo taglieranno tutto.”

E’ il periodo delle vacanze estive, un’ambientazione che ricorda quella delle case popolari, scatoloni piovuti dal cielo in mezzo alla campagna nei dintorni di Granarolo dell’Emilia. Martina, una bambina di nove anni, sussurra una triste melodia con lo sguardo perso nel granturco dorato, in uno spiazzo circondato dai palazzi e da infiniti steli gialli appena mossi dalla brezza estiva.

Si apre con questa immagine la storia narrata da Simona Vinci “Dei bambini non si sa niente”. Subito si percepisce un sapore amaro: “Cosa sarà successo di così terribile a questa bimba col caschetto biondo e il grembiule azzurro?”. Da questa scena si procede a ritroso; Martina, Greta, Mirko, Matteo e Luca, cinque ragazzini dai 10 ai 15 anni, la descrizione della semplice vita di ognuno tra famiglia e banchi di scuola, e il lettore viene introdotto lentamente in una realtà lontana, fino ad arrivare nel vivo di questa estate consumata all’insegna di giochi segreti, svolti in un capannone sperduto tra l’erba medica. Giochi comandati e diretti da Mirko, il ragazzino più grande che incarna le vesti di capo-gruppo. Tutto inizia con un’esplorazione del corpo, scaturita dalle immagini di alcune riviste porno sfogliate dai bambini e che suscitano curiosità, le prime sensazioni nel basso ventre, sensazioni così nuove che destabilizzano ma per essere poi assimilate velocemente. Queste esplorazioni sfociano in veri e propri atti sessuali, arrivando a intrecciarsi in un secondo momento, con elementi difficilmente associabili nel nostro immaginario, all’universo dei bambini. Lontano dagli occhi degli adulti, i bambini ogni giorno si chiudono nel capannone che diviene dimensione isolata, destinata a sfiorare a tratti il surreale, certe scene ci costringono a distogliere l’attenzione dalle pagine, arrivando a un finale drammatico e cruento che ci crea dolore, confusione e smarrimento.

Uno schiaffo freddo e improvviso raccontato con disincanto da Simona Vinci e con un realismo travolgente, che fa scavare nei nostri tabù e ci trasporta delicatamente dentro sensazioni mai provate, o forse sepolte da montagne massicce di moralismo che ci fanno subito scattare in allerta, e viene da pensare: “i bambini non sono così sono innocenti, puri”. Ma lo è realmente? Quanto c’è di vero in questa storia? Fino a che punto è possibile che a dei bambini accada questo? E soprattutto, se scorrendo tra le descrizioni dettagliate di questi atti sessuali fossimo travolti da un brivido di eccitazione? Potremmo sentirci sporchi, ma forse dovremmo sentirci semplicemente, veri.

(Annalisa Piccolo)

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